Museo Etnografico

ANTICO MULINO AD ACQUA LICHERI 

Il Mulino ad acqua fu edificato nel 1700 nella località nota come “Pistinca”, sulla sponda del rio Mannu da cui ha origine il nome del paese “Flumini Major”, conosciuto oggi come Fluminimaggiore. 

 

L’edificio é stato sapientemente restaurato per volere dell’Amministrazione Comunale nel 1995 dopo averne acquistato i ruderi dall’ultima erede dei mugnai Licheri; in seguito alle numerosissime donazioni di attrezzi e oggetti da parte dei fluminesi e grazie alle minuziose ricerche del suo direttore Bruno Murtas, è diventato nel 1998 un “Museo Etnografico”.

 

Attualmente sono allestiti 10 spazi espositivi comprendenti, oltre al “mulino”, varie stanze che conservano oggetti legati alla pastorizia, all’agricoltura e agli antichi mestieri, agli arredi propri della vita domestica, agli strumenti musicali, ai giochi antichi e ad altre opere “d’arte” di vita quotidiana. La collezione del museo attualmente conta 2.500 oggetti.

 

Il cortile 

 

L’esposizione ha inizio nel cortile “sa pratza” ed è proprio all’esterno dell’edificio che si trova la ruota idraulica, quest’ultima ha la particolarità di essere alloggiata sotto il fabbricato; è costituita da un mozzo allungato detto “su bussu” dove sono inseriti i raggi “is turras” con sezione a L per ricevere la spinta dell’acqua proveniente dalla gora. L’acqua colpisce i raggi con notevole forza perché il canale di uscita “su cannòni” oltre ad essere fortemente inclinato, ha le pareti convergenti, così ad ogni giro di ruota equivale un giro di macina. 

 

Il mulino è dotato di due mole, che consentivano di sfruttare al meglio l’energia dell’acqua presente nella gora, una dedicata esclusivamente alla macinazione del grano e un’altra per cereali diversi come l’orzo e il granturco.

 

1° Stanza “DALLA VITE AL VINO

 

Il nome dato a questa stanza evidenzia un’esposizione prevalentemente dedicata alla lavorazione dell’uva.

 

L’attrezzo più antico di questa stanza è il torchio, “sa prentza”, risalente alla metà del ‘800, costruito interamente in legno di castagno. Le pigiatrici, “is caccigheras”, sono molteplici: da quelle più antiche interamente in legno, che richiedevano l’uso dei piedi per pigiare l’uva, a quelle più moderne costruite in ferro ed azionate da una manovella. In esposizione anche diverse parti di un antico alambicco, apparecchio utilizzato in passato per la distillazione dell’acqua vite. Numerosi i contenitori per il vino dalle dimensioni e forme più svariate come le zucche “is crocorigas”, i fiaschi “is frascus” e le botti “is carradas”.

 

Le pareti della sala sono abbellite dagli attrezzi usati per disinfestare, innestare e potare le viti e le piante da frutto, da coltelli dal manico in legno, con lame più o meno lunghe a volte ricurve a mo’ di uncino oppure seghettate.

 

Una piccola parte dell’esposizione è dedicata ad attrezzi destinati alla produzione artigianale dell’olio d’oliva come i fiscoli.

 

2° Stanza “FABER…IL FABBRO

 

Faber…il fabbro, protagonista principale di questo ambiente è proprio il mestiere del fabbro, “su ferreri“, ruolo fondamentale per tutte le attività agro-pastorali e non solo… senza il fabbro non si poteva costruire un carro, non si potevano ferrare buoi e cavalli per il lavoro nei campi.

 

Un pannello in legno espone diverse tipologie di chiavi “crais”, serrature “tancaduras” e passanti a gancio “crieddus”, realizzate in ferro battuto dal maestro fabbro del paese.

 

Da notare le dimensioni delle chiavi, enormi e pesanti, che danno l’idea di un uscio o di un portone massiccio e di lunga durata nel tempo: per secoli, infatti, furono usate chiavi di notevole ingombro, anche se di eccellente livello artistico. 

 

Un altro attrezzo molto particolare è il trapano fisso risalente agli anni ’30 del secolo scorso.

 

Un angolo della stanza è dedicato alle trappole per animali come cinghiali, uccelli e volpi. La caccia ai topi era una battaglia importante da combattere soprattutto nei mulini, ecco allora che si escogitavano delle trappole particolari per la loro cattura, come “su latzu po cassai topis”. Si tratta di un attrezzo rudimentale realizzato con la ferula, simile ad una balestra caratterizzato da due finestrelle. Il funzionamento della trappola consisteva nell’inserire l’esca nella finestrella che era collegata con il chiodo, nel momento in cui il roditore si accingeva a magiare il formaggio, il chiodo scattava e infilzava il povero topolino.

 

3° StanzaLA STORIA DELLA MACINAZIONE

 

Le macine in pietra esposte risalgono al periodo nuragico, punico e romano e sono state ritrovate nel territorio fluminese.

 

Le macine in ferro risalgono alla fine dell”800 e venivano utilizzate per la molitura delle fave, alimento importante per buoi e maiali.

 

In bella mostra anche il primo mulino elettrico di Fluminimaggiore risalente agli anni trenta. 

 

La farina prodotta dai mulini elettrici, non fu tanto apprezzata dalle massaie che, si lamentavano di ricevere una farina surriscaldata, dovuta appunto dallo sfregare dei dischi.

 

Sono esposti cesti di varia tipologia e dimensioni ma ciò che desta curiosità è il grosso silos “órriu”, contenitore cilindrico costruito con le canne intrecciate, utilizzato per la provvista di cereali come il grano e l’orzo.

 

4° Stanza “IL MULINO IDRAULICO”

 

Il meccanismo del mulino è formato da quattro parti principali: la tramoggia “su maiòu”, la scarpa “sa crapìtta”, la parte macinante “sa meccanica” e la ruota “s’arròda.”

 

La tramoggia è una cassa in legno a forma di tronco di piramide rovesciato che viene appesa al soffitto e riempita con il grano o altro cereale da macinare.

 

La scarpa è una canaletta in legno a forma di scivolo, che permette al grano che fuoriesce dalla tramoggia, di finire con estrema precisione all’interno della bocca della macina.

 

Di lato alla canaletta è appeso un curioso bastoncino, chiamato “cancarroni”, che poggia a sua volta sulla tunica ruotante, la vibrazione prodotta dal movimento della tunica permette la discesa graduale del grano. 

 

La parte macinante è formata da due pietre sovrapposte “is molas”, quella inferiore fissa “su coru” e quella superiore rotante “sa tùnica”. L’esposizione continua con gli attrezzi usati per setacciare la farina, come i setacci “sedatzus”, i vagli “cibirus”.

 

5° Stanza “PESI E BILANCE

 

Quando il mulino era attivo, questa sala ospitava la cucina “sa domu de su fogu” dove il mugnaio riceveva anche i clienti con le sacchette del grano da macinare.

 

Oggi sono esposti gli antichi strumenti che venivano utilizzati per controllare il peso, il tempo e il denaro.

 

Si può osservare un “misuratore di tempo” ovvero il meccanismo che azionava l’antico orologio del campanile della chiesa parrocchiale, dedicata a Sant’Antonio da Padova.

 

Questo ambiente ricorda inoltre tante storie legate alla vita quotidiana; racconta di botteghe e di antiche farmacie, di curiosi e singolari attrezzi come l’ebulliometro che serviva per misurare la gradazione alcolica dei vini. Un pannello espone vari strumenti musicali e sonori, le melodiche “launeddas” si contrappongono al rumoroso frastuono di “matraccas e tabeddas” che i bambini solitamente suonavano lungo le vie del paese nel periodo della quaresima per annunciare le messe, quando le campane, tristemente vestite a lutto, non potevano suonare. In questa sala espositiva si può ammirare anche il costume tradizionale maschile e femminile.

 

6° Stanza “LA CAMERA DA LETTO 

 

Nel solaio è stata allestita la camera da letto, con un arredamento molto povero, proprio come allora. Il letto era in ferro, dalla notevole altezza per difendersi dagli animali che gironzolavano abitualmente per casa; a lato del letto un comodino con dentro il vaso da notte “su pisciaiou”, sopra al comodino, oggi come allora, si può vedere appesa al muro l’acquasantiera. Immancabile la cassapanca, la culla del neonato, i quadri dei santi e tutto il necessario per fare la toilette. Un oggetto molto curioso è il girello “su scapapei” del 1904 interamente realizzato in legno, un seggiolone del 1902. Le sedie inginocchiatoio e lo scaldaletto, detto prete, che veniva posizionato sotto le coperte, serviva per scaldare il letto grazie alla brace che si trovava all’interno della padella in rame, questo oggetto fu introdotto dai dirigenti di miniera che provenivano dalle regioni del nord Italia, mentre le famiglie sarde, per dare calore al letto usavano mattoni refrattari o semplici pietre scaldate nella cenere e avvolte con panni di lana.

 

7° Stanza “IL PASTORE

 

La settima stanza è pavimentata rusticamente con lastre di pietra dette “tellas”, un tempo era il ricovero dei buoi ed in seguito fu adattata per la lavorazione del pane e per accogliere il forno, elemento fondamentale delle case agricole. Nella parte inferiore del forno, vi è un ambiente, piccolo e basso, che al calare della sera, diventava il ricovero delle galline “su forreddu de is puddas”. Nella parte frontale, vi sono appese le forme di legno che caratterizzavano i vari tipi di pane “pintaderas”. 

 

In esposizione anche gli strumenti del forno, erano pochi e semplici: il forcone usato per attizzare il fuoco e spostare la brace, una scopa fatta di cisto o di lentischio, per pulire il forno dalla cenere e dalle brace residue, una pala di legno o di lamiera per infornare e sfornare il pane. Un angolo della stanza è dedicato al pastore: utensili per la lavorazione del latte e dei suoi derivati, “caddàxus” e “discus de pesai casu”, inoltre si trova un oggetto particolare che non fa parte della tradizione sarda, ma arriva dal Nord Italia: la zangola, utilizzata per la produzione del burro. 

 

8° stanza “LA TESSITURA”

 

Una ripida scala in legno, conduce ad un piccolo soppalco dove è stata allestita la sala dedicata alla tessitura. Nella stanza vi sono anche gli attrezzi per cardare e pettinare la lana, ovvero liberarla dalle impurità e renderla facilmente districabile.

 

Un oggetto antichissimo, il fuso, usato per la filatura a mano, l’utensile per creare manualmente le bobine per il telaio e alcune vecchie parti di quest’ultimo.

 

In bella mostra anche i ferri da stiro da quello di uso domestico a quello industriale e alcuni esemplari di macchine da cucire.

Un antico banco di legno racchiude tutti gli attrezzi utilizzati dal calzolaio: coltelli e forbici, colla e pennelli, martelli, pinze perforatrici e fustelle, tenaglie e tronchesi.

 

9° stanzaLA CUCINA

 

Questa piccola stanza, in origine era l’ultimo ambiente del mulino, oggi ospita una piccola cucina con i pochi e semplici arredi: la piattaia “su podestàgiu”, per piatti e bicchieri, un telaio di legno “su foxibi”, per appendere pentole e coperchi, una cappa di legno con i fornelli “is forreddus” in muratura alimentati dal carbone, le brocche di terracotta “is marigas” e i fiaschi “is fràscus”.

 

Sono esposte una serie di posate, piccoli arnesi per la decorazione della pasta e del pane, antiche caffettiere di ferro smalto e i tostacaffè, “is turradoris” con i quali, si tostavano anche ghiande, orzo e ceci, surrogati del caffé nei periodi di carestia. Il camino, è stato introdotto a Flumini solo in tempi relativamente recenti (metà del 1800), in quanto precedentemente il fuoco era posto al centro della stanza, in uno spazio circolare o quadrato, delimitato da pietre o da mattoni, detto “forredda”

 

10 stanzaIL CONTADINO E IL FALEGNAME” 

 

Questa è l’ultima sala espositiva. In origine l’attuale ambiente non esisteva, è nato per l’esigenza di completare il percorso museale, con attrezzi e oggetti appartenuti alla vita quotidiana di mugnai e contadini. L’esposizione degli aratri occupa uno spazio notevole, si va da quelli più antichi in legno di origine romana, a quelli più moderni in ferro. 

 

Colorano l’esposizione gli ornamenti dei buoi e dei cavalli che sfilavano addobbati in modo variopinto e vistoso durante la processione del Santo Patrono e di altre feste.

 

Si possono osservare: i marchi a fuoco “is sinnus” per il bestiame; gli svezzatoi muniti di chiodini, usati per capretti e vitelli; “sa sciampeta”, una sorta di cavigliera che veniva usata per tenere fermi i maiali destinati alla macellazione e favorirne l’ingrasso; i campanacci usati in modo d’avere sempre un controllo sul bestiame anche attraverso l’udito.

 

Un curioso e grosso macchinario è lo svecciatoio, utilizzato per selezionare le sementi in base alla granulometria. Vi sono anche pale per la ventilatura “pabias de bentuai”, falci di varie misure e tipologie, tridenti “trebùtzus” e tanto altro.

 

Una parte della sala è dedicata al mestiere del falegname con il bancone da lavoro e la morsa; la pialla elettrica del 1925 appartenente al maestro falegname Solla di Flumini; un antico e prezioso tornio a pedale; seghe, sia di origine sarda che piemontese e toscana.

 

La sala ospita due bellissimi esemplari di carri a buoi e un piccolo e grazioso calesse da passeggio.

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